In uno dei moduli del suo corso “Crea il tuo agente AI con Claude Code”, Raffaele Gaito dice una frase di quattro semplici parole in cui è racchiuso quello che mi è piaciuto di questo corso: “voglio che voi sperimentiate”.
Faccio formazione da anni e so quanto sia difficile arrivare a “fare per imparare”, quello che in inglese suona meglio – perché ha quell’aura di esotico, – come “learning by doing”.
Puoi spiegare benissimo un concetto, preparare slide pulite, esercizi, materiali di approfondimento, e poi la persona torna a casa, chiude il quaderno e non tocca più niente. Con gli strumenti nuovi, succede ancora più spesso, perché c’è di mezzo la paura di rompere qualcosa, di sembrare incapaci, di perdere tempo. Eppure, sappiamo bene che si impara molto solo il giorno in cui ci si rimbocca le maniche e si usa quello che stiamo imparando per qualcosa di reale, a cui teniamo. Senza nessuno che ci corregga, dandoci il permesso di sbagliare.
Quello che viene prima serve a preparare questo momento. Quando un docente riesce a portarti fino a qui, chi fa il mio lavoro se ne accorge subito. Con questo corso di Raffaele, mi sono accorta in fretta di dove voleva portarmi.
Cos’è Claude Code? E perché non mi fa più paura
Claude Code, detto in modo semplice, è la versione di Claude che smette di vivere solo nella chat con cui dialoghiamo con l’AI e lavora, con il nostro permesso, dove lavoriamo noi, ovvero sul nostro computer, dentro le cartelle a cui gli diamo accesso, e con i nostri file.
Detta così sembra una premessa bellissima, fantascientifica. Come in un film. Poi apriamo il terminale, magari senza nessuna esperienza di programmazione pregressa, e quella schermata nera con il cursore che lampeggia sembra risucchiarci.
Claude Code è uno strumento nato in ambienti tecnici, pensato per chi scrive codice, e per chi viene da un altro settore, il primo impatto può essere scoraggiante. Molte persone che conosco si sono fermate proprio lì, davanti a quel cursore lampeggiante che ad alcuni ha ricordato un vecchio film, “War Games”.
Il corso parte proprio da questa schermata. E puoi stare tranquillo, non serve saper programmare per usare Claude Code, basta avere un computer in cui installarlo e un abbonamento base, per cominciare. Claude Code è un’estensione di Claude pensata per chi passa le giornate su documenti, email e attività ripetitive.
Tre passaggi chiave per ogni modulo del corso
Quasi ogni modulo del corso di Gaito dedicato a Claude Code segue la stessa scansione, dando un buon ritmo alla didattica. C’è una breve introduzione teorica, giusto quello che serve per capire di cosa si sta parlando e perché. Poi si passa al video pratico, dove Raffaele fa le cose davanti a noi, un passaggio alla volta e senza correre. E alla fine arriva un esempio applicato al suo contesto, al modo in cui lui lavora ogni giorno.
La teoria sta nei punti giusti, non è mai eccessiva e serve sempre per spiegare il contesto, passo dopo passo, con la fiducia che il resto lo si capirà strada facendo. E così accade. Il video pratico ci toglie tutta la paura: vediamo cliccare, cosa scrivere, cosa succede quando qualcosa va storto. Diventa tutto più gestibile e meno misterioso.
Poi Raffaele ci porta dentro il suo modo di lavorare. Ci mostra le sue cartelle, i suoi flussi, le cose che ha deciso di affidare agli agenti (sì, parliamo anche di agenti AI) e quelle che tiene per sé. Così, guardando il suo lavoro cominciamo a pensare cosa potremmo farci noi, come potremmo applicare questo strumento al nostro lavoro quotidiano.
Cominciando dalle cose piccole che ci sono sempre sembrate difficili da fare, oppure dalle vere e proprie perdite di tempo. Come quella cartella piena di appunti e screenshot che non riordiniamo da mesi, oppure il programma di un corso da aggiornare, le mail dell’ultimo mese da riordinare, taggare, e priorizzare.
L’esempio di Raffaele diventa una specie di specchio di quella che potrebbe essere la nostra attività quotidiana.
Va bene. Ma da dove cominciamo?
Mettere tutti nelle condizioni di provare
C’è un’idea di semplicità, in questo corso, che mi piace molto. Semplice, sia chiaro, non vuol dire banale, e chi fa formazione lo sa bene: rendere semplice una cosa complicata è il lavoro più difficile che ci sia. Bisogna conoscere la materia così a fondo da sapere cosa si può lasciare fuori. Raffaele lo fa con naturalezza, con il suo tono accogliente e tranquillizzante.
Direi che “mettere nelle condizioni” è l’espressione giusta da usare. Il corso non ti chiede di diventare un tecnico mega-skillato. Ti trasmette il minimo indispensabile per non avere paura di fare i tuoi esperimenti, ti mostra come lo fa lui, e poi ti lascia provare. Ti dice, per l’appunto, di sperimentare.
Mi rendo conto che per molte persone Claude Code resta una cosa da sviluppatori.
Chi fa un lavoro creativo o di conoscenza, chi scrive, chi progetta contenuti, chi prepara corsi, chi gestisce clienti e documenti, passa ore su attività che non sono il cuore del proprio mestiere. Riordinare i materiali, trasformare un testo da un formato all’altro, tenere insieme appunti sparsi, ricreare per la decima volta la struttura di un progetto che si ripete.
Sapere che esiste un modo per affidare una parte di questo lavoro a un agente che conosce i tuoi file e il tuo modo di fare, e sapere come farlo funzionare, come correggerlo, come ottimizzarlo, oggi è una competenza professionale molto importante. Anche solo per decidere con cognizione di causa quando usare l’AI e quando non farlo.
La cosa interessante è che l’effetto più forte di questo corso, almeno per me, non è stato il tempo che mi ha fatto risparmiare nei task ripetitivi. È stato il modo in cui ho cominciato a guardare al mio lavoro. Per capire cosa affidare a Claude devi prima capire come lavori tu, quali passaggi nel tuo processo si ripetono, dove ti perdi, cosa non puoi o non vuoi delegare a nessuno, uomini o macchine che siano. È un esercizio di consapevolezza che fa bene a prescindere dallo strumento che stiamo imparando. Raffaele si pone una domanda che mi porto: qual è la prima cosa che, da domani, saresti disposto a smettere di fare da solo?
Non faccio che pensare che per certe cose avrei bisogno di una mano in più, ma non penso mai concretamente a quale mano, a come, dove, e quanto aiuto potrebbe servirmi.
Quella frase, di nuovo
Torno alla frase da cui sono partita: “voglio che voi sperimentiate”. Lo faccio per condividerti che io ho seguito il corso con lo sguardo doppio di chi impara e di chi insegna, e ho apprezzato tutto: il ritmo della didattica, la misura delle lezioni, la trasparenza dell’insegnante nel mostrare il proprio lavoro prodotto con lo strumento.
Oggi più che mai penso che sia importante per chiunque lavori nel digital approfondire un argomento come questo che, al di là delle controversie legittime sull’azione di questa o quell’azienda, sulla penetrazione di questa o quella tecnologia nella nostra vita, rimane un genio uscito dalla lampada che non può essere costretto a rientrare. Possiamo però imparare a dialogarci, a capirlo, a sfruttarne al massimo i pregi e studiarne i difetti per evitare che questi ultimi superino i primi. Quello che l’AI può darci, nel lavoro quotidiana che facciamo, merita tutto l’approfondimento necessario e ci costringe proprio a superare la paura e fare l’unica cosa che ha permesso alla nostra stramba specie di arrivare fin qui: sperimentare, provare, curare i nostri prossimi passi. Anche con Claude Code!
