Dei nostri tempi: stagioni in cui troviamo qualsiasi escamotage per non impugnare una penna e un foglio di carta perché lo consideriamo demodè, la scrittura a mano è considerata un’arte.
La soluzione alle mani piene di buste o al multitasking è diventato il ricorso al traduttore vocale. Compiamo tante azioni, troppe, fuorché quella di comporre una frase, un testo.
Nel lungo periodo, l’integrazione di questa abitudine che ci illude di risparmiare tempo, sta esercitando la privazione di qualcosa che va oltre il semplice atto della scrittura.
Toglie l’atto di autoaffermazione che avviene attraverso la nostra calligrafia ( un poco come l’uomo nella caverna quando disegnava le figure di animali e studiava le sue esercitazioni di caccia) . Toglie il rapporto con lo spazio vuoto e bianco del foglio.
E, di volta in volta, viene meno la possibilità di scrivere e riscrivere un pensiero. D’altronde, se abbiamo delegato a qualcuno l’atto della scrittura, che ne sappiamo di dove vanno collocati i segni di interpunzione? Cosa ne sappiamo che per scrivere a mano bisogna rispettare le regole della consecutio temporum ( la coordinazione dei tempi verbali e quindi delle frasi). Come possiamo dare forma a un pensiero se non gli offriamo l’occasione di sperimentarlo con la scrittura a mano e tramite la scrittura libera?
In questo articolo andremo ad analizzare l’importanza dello scrivere a mano e di come questo gesto che apprendiamo nei primi anni di scuola abbraccia altre competenze per la vita.
Perché è importante scrivere a mano?
Scrivere a mano è importante per non perdere traccia del proprio sé. La scrittura a mano mette in gioco le funzioni esecutive a partire dalla coordinazione tra gli occhi e la mano che scrive. Coinvolge la capacità di organizzare un’idea che si trasferisce da un’area cerebrale su carta. Richiede la capacità di attenzione sul compito che si sta svolgendo nel qui ed ora.
Vi ricordate quando in prima elementare ci facevano scrivere pagine intere con le lettere in formato corsivo, stampatello minuscolo e poi maiuscolo?
Era il primo passo per imparare a scrivere parole, poi frasi fino ai testi.
Era un modo per prendere familiarità con le lettere e prima ancora con la penna e il foglio, per superare le incertezze della direzione della punta, imparare a gestire gli spazi, i righi e i margini di un foglio. Dopotutto, tra tante regole significava trovare una dimensione di espressione della propria identità. Poco contava se ci avevano detto di scrivere venti volte la stessa lettera da cima a fondo.
Stando ai fatti, ai dati concreti che possiamo ricavare dalle prove INVALSI, questa competenza elementare sembra persa. A scuola bambini e bambine imparano a scrivere appena in stampatello mentre il corsivo lo impararano appena fino a disimpararlo.
Vuoi perché gli studenti si limitano a compilare con un segno o una croce un esercizio. E se c’è spazio per una risposta aperta si scrivono le parole chiave, si scrivono parole puntate per stare nello spazio stringato della pagina e quasi nessun maestro o maestra chiede di avere una “risposta completa a una domanda completa”
Non c’è tempo per il testo libero, la lettura è noia e scrivere un testo è diventato un compito più difficile che risolvere un’equazione.
La frammentazione del pensiero passa dal messaggio
Il testo è diventato telegrafico se non iconico. Rispondiamo a un qualsiasi messaggio o notifica attraverso una reaction con un’emoji o una gif (un’immagine interattiva). In questo modo il messaggio è ridotto a una dimensione ambigua, ad un’infinità di interpretazioni che rappresentano tutto e niente, anziché essere espresso in maniera esplicita. Nel frattempo il pensiero smette di esercitare la sua funzione principale: l’elaborazione delle informazioni e delle emozioni che proviamo nell’istante in cui riceviamo dati e notizie.
Quell’esatto istante, tra ricezione, rielaborazione e interpretazione e reazione, viene sintetizzato in emoji, icone o dilazionato in monosillabi o parole scritte a singhiozzi.
Ecco, se proprio dovessimo spiegare che tipo di messaggi scriviamo nella nostra contemporaneità, la Tecnocene, potremmo dire senza alcun dubbio che i nostri messaggi sono diventati singhiozzi. Simil parole a cui manca l’aria per espimersi, per uscire fluide e coerenti.
Perché succede?
Accade perché l’impellenza del rispondere vince sullo spazio al tempo della risposta. Abbiamo perso il senso del silenzio e delle pause che permettono di metabolizzare una richiesta o un messaggio stesso per preparare una risposta compiuta.
Ciò non significa controllare la risposta , ma organizzarla per evitare di frammanetarla. Come ha scritto Federica Trezza in un suo recente post su linkedin “comunicare bene “ equivale a “scrivere bene”.
Ma come possiamo comunicare bene se i messaggi sono singhiozzi? Se il nostro pensiero, prima ancora dei messaggi, è ridotto a brandelli di intenzioni, creatività e dubbi?
L’attivazione delle reti neurali attraverso la scrittura a mano
Secondo uno studio della Norwegian University of Science and Technology impugnare una penna ha un effetto importante sulle funzioni esecutive come la memoria e quindi il ricordo e la capacità di apprendere.
Attiva le reti neurali del nostro cervello che sono impegnate nella stimolazione sensoriale e nell’attivazione cognitiva.
Scrivere a mano comporta l’integrazione del gesto motorio della mano, la coordinazione occhio-mano, la composizione dei grafemi . Perciò attiva il processo di codifica, decodifica e conservazione in contemporanea delle informazioni.
Proprio sull’aspetto della codifica e decodifica del messaggio stiamo riscontrando fatica. Codificare e decodificare sono due elementi del processo comunicativo e di comprensione del testo stesso che soprattutto le nuove generazioni non sono in grado di interpretare e ricostruire.
Appunti scritti a mano e uso della tastiera generano effetti diversi sull’apprendimento
Basta mettere a confronto le reazioni del cervello attraverso un EEG ( elettroencefalogramma) per notare le differenze tra quando scriviamo a mano e quando ricorriamo all’uso di una tastiera.
Nel secondo caso si registrano movimenti ripetitivi e semplici. Inoltre, meno aree del cervello sono coinvolte nella scrittura. Quando scriviamo su tastiera c’è solo il ticchettio delle nostre dita sui tasti. Ma quando scriviamo a mano libera accadono una molteplicità di cose. Ad esempio, puoi avvertire l’odore dell’inchiostro sulla carta, la durezza o morbidezza della punta della penna che spinge sul foglio. Puoi giocare con la penna se ha un clic clac. Puoi battere il tappo della penna sulla superficie a cui ti appoggi ed è un modo per accompagnare i tuoi pensieri. Gli fornisci una direzione, una cadenza per imboccare quella idea che faticava a raggiungere la superficie della tua mente.
Come applicare l’Universal Design for Learning alla scrittura a mano
La fotografia piuttosto diffusa nelle scuole raffigura studenti e studentesse che hanno dimenticato come si scrive. Hanno il terrore del foglio bianco e l’atto della scrittura è un supplizio durante il compito in classe di italiano. Scrivere un tema o comporre un concetto su cosa hanno guardato, letto, osservato o sentito è difficilissimo.
E non aiuta l’aver perso l’abitudine di prendere appunti o avere un diario.
Dai nostri studenti pretendiamo maturità cognitiva ed emotiva ma non sappiamo che queste due facce della maturità si raggiungono nel momento in cui uno studente sa di avere un potenziale strategico.
Sa che può essere in grado di gestire le proprie funzioni esecutive (memoria, attenzione, dominio di sè, ipoattivazione e iperattivazione) e che la scrittura a mano è uno strumento per farlo.
La scrittura a mano attiva tre reti cerebrali dell’UDL: quella di riconoscimento il cosa, il come e il perché.
In virtù delle reti citate sopra ogni studente e studentessa sono indotti a riconoscere le forme dei grafemi, a pianificarle e organizzarle nello spazio, a trovare un modo per impegnarsi in qualcosa che all’inizio risulta faticoso.
Rete di riconoscimento: cosa scrivo?
La rete di riconoscimento dell’Universal Design for Learning induce a chiedersi cosa sto scrivendo. A catena i si interroga sulla provenienza dei dati e delle informazioni. Ci si sofferma sui canali attraverso cui si entra in contatto.
Il canale visivo, tattile e uditivo allenano la consapevolezza delle parole, dei gesti e della presenza fisica e mentale.
Rete strategica: come scrivo?
Come codifico quello che vedo e sento? Quali strumenti uso per faro? Qual è la mia postura mentre lo faccio? Questo tipo di osservazione che accompagna la scrittura aiuta ad allenare la propria regolazione emotiva, il sentire e l’attenzione selettiva.
Rete affettiva: perché scrivo?
Conduce a lavorare sulla propria motivazione. Se scrivere mi permette di accrescere la concentrazione e di ricordare meglio un concetto, perché non farlo?
A mano a mano, si può imparare a portare attenzione su ciò che si sta facendo attraverso un esercizio di “meta osservazione”. Si osservano la propria postura, le risposte del corpo rispetto alle emozioni che si sentono in un preciso istante e quali pensieri li accompagnano .
Cos’è la scrittura libera
Scrivere a mano libera è un atto di espressione libera. Non ci sono scadenze, regole da seguire. È un’occasione per dare sfogo ai pensieri e alle emozioni in un flusso di coscienza in piena, continuo e senza ostacoli. È un atto di cura e di presenza verso la propria persona. Insomma, potremmo considerarlo come una nuova forma di promessa e di appuntamento con il proprio io più profondo, che più delle volte trascuriamo.
Come si può fare scrittura libera a scuola?
La scrittura libera è un esercizio metacognitivo che funziona più di qualsiasi altra tecnica didattica a scuola. In particolare, può tornare utile per imparare a conoscere ste stessi, ad allenare il pensiero critico e le life skill. La consapevolezza di sé, la gestione delle emozioni e la comunicazione efficace attraverso la scrittura libera diventano terreno di pratica. Queste competenze non rimangono relegate in un manuale o ad una lezione in aula. Attraverso la ripetizione, la costanza, il tempo e l’ascolto attivo prima di sé stessi e poi di quello che ci circonda diventano pratica attiva di vita.
Per tutto quello che è riportato all’interno di questo articolo è importante capire che per iniziare a dedicarsi alla scrittura libera non serve un’ora in più nel calendario scolastico o saper scrivere bene. Sono sufficienti un foglio e una penna o una matita da impiegare come diversivo allo scrolling passivo tra un attesa e l’altra o prima di andare a dormire.
