Grammatica, storia e uso di una parola che chi scrive maneggia ogni giorno
Ci sono parole che usiamo talmente spesso da non vederle più. “Opinione” è una di queste. La scriviamo nelle mail, la pronunciamo in riunione, la mettiamo davanti a quasi ogni frase che ci impegna un po’ (“secondo me”, “a mio parere”, “è solo un’opinione”). Eppure, quando arriva il momento di metterla nero su bianco, in tanti si fermano un attimo con il dito sospeso sulla tastiera: un’opinione o un opinione? L’apostrofo ci va o no?
Questa guida parte da lì, dalla domanda di ortografia, e poi allarga il campo. Vediamo cosa significa davvero la parola, da dove viene, come si comporta nella frase, quali sinonimi la possono sostituire senza tradirla. Poi passiamo alle frasi famose sull’opinione, con una cautela che di solito manca: verificare chi le ha dette davvero, perché tre delle citazioni più condivise sul tema sono attribuite alla persona sbagliata. Chiudiamo con la parte più utile per chi scrive di mestiere, cioè come si costruisce un testo d’opinione che regga, e perché oggi, con i motori di ricerca e le intelligenze artificiali che filtrano i contenuti, un’opinione ben argomentata vale più di prima.
Un’opinione o un opinione: come si scrive
Si scrive un’opinione, con l’apostrofo.
La ragione è semplice. “Opinione” è un nome femminile, quindi il suo articolo indeterminativo è “una”. Quando “una” si trova davanti a una parola che comincia per vocale, la “a” finale cade e al suo posto si mette l’apostrofo: una opinione diventa un’opinione. È lo stesso meccanismo di un’idea, un’amica, un’ora, un’estate.
Con i nomi maschili succede un’altra cosa. L’articolo “un” è già una forma tronca, non elisa, e il troncamento in italiano non vuole l’apostrofo: si scrive un amico, un albero, un errore. Per questo l’apostrofo davanti a una parola maschile è sempre un errore, mentre davanti a una femminile è la norma. È la regola che trovate in qualsiasi grammatica di riferimento, per esempio nella Grammatica italiana di Luca Serianni (UTET, 1989), nel capitolo sull’elisione e il troncamento.
Esiste un trucco che funziona quasi sempre. Provate a sostituire “un” con “una” o con “uno”. Se “una opinione” suona corretta (e lo è, anche se un po’ rigida), allora serve l’apostrofo. Se invece la parola regge solo “uno” o “un” (uno aereo non si dice, un aereo sì), l’apostrofo non va messo.
Riassumendo le forme che potete incontrare:
“Un’opinione” è la forma corretta e più comune.
“Una opinione” è corretta anch’essa, perché l’elisione davanti a vocale con “una” è facoltativa. Suona però più marcata, quasi scandita, e oggi si usa di rado; può avere senso quando si vuole insistere sul numero (“ne ho una, di opinione, non due”).
“Un opinione”, senza apostrofo, è un errore. È una svista frequentissima, soprattutto nei commenti online e nelle recensioni, e un lettore attento la nota subito.
Lo stesso vale per l’articolo determinativo: l’opinione al singolare, le opinioni al plurale. Nessuno scrive “le’opinioni”, ma capita di vedere “lopinione” nei testi digitati in fretta, segno che l’apostrofo, quando è giusto, va comunque scritto.
Accento, sillabazione e plurale
La parola si divide così: o-pi-nió-ne. L’accento tonico cade sulla penultima sillaba, con la “o” chiusa, come in tutti i nomi in “-ione” (azióne, ragióne, passióne). Il plurale è regolare: opinioni.
Opinione e congiuntivo
C’è un secondo inciampo, meno visibile dell’apostrofo, che riguarda il verbo che segue. Le espressioni che introducono un’opinione reggono il congiuntivo: “sono dell’opinione che sia meglio rinviare”, “ritengo che abbia ragione”, “credo che questo testo funzioni”. L’indicativo (“credo che è giusto”) nel parlato si sente spesso, ma nello scritto curato resta una scelta da evitare, perché il congiuntivo serve proprio a segnalare che stiamo parlando di qualcosa di soggettivo, di non accertato. È una sfumatura grammaticale che coincide con il significato della parola: l’opinione abita nel campo del possibile, e il verbo lo dice.
Significato di opinione
Nel suo senso più comune, un’opinione è il modo in cui una persona giudica qualcosa: un fatto, una scelta, un libro, un’altra persona. È un parere personale, formato su ragioni che chi lo esprime ritiene buone ma che non arrivano alla certezza.
Il vocabolario Treccani insiste proprio su questo punto. Come ricordava qualche tempo fa una newsletter del Post che partiva dalla voce del dizionario, nell’opinione manca un criterio di certezza assoluta, e chi la sostiene deve mettere in conto la possibilità di sbagliarsi (fonte: Il Post, newsletter “Ok boomer”, sulla voce Treccani “opinione”). L’esempio usato era chiaro: dire che Roma è la capitale d’Italia non è un’opinione, dire che la cucina romana è saporita ma pesante lo è, anche se moltissimi sarebbero d’accordo.
Questa è la prima cosa da tenere a mente, e vale per chiunque scriva: un’opinione condivisa da tanti non diventa per questo un fatto. Resta un’opinione diffusa.
Accanto al significato principale, la parola ne ha altri che è utile conoscere.
Opinione come stima
“Avere una buona opinione di qualcuno” significa stimarlo, considerarlo in modo positivo. “Avere una cattiva opinione” vuol dire il contrario. Qui l’opinione non riguarda un tema ma una persona, e si avvicina al concetto di reputazione. Non a caso, nell’italiano antico “essere in opinione” voleva dire essere stimati, godere di una certa fama.
Opinione pubblica
L’espressione indica l’insieme delle idee e degli orientamenti prevalenti in una comunità su questioni di interesse collettivo. È un concetto che ha una storia lunga e ricca. Il giornalista americano Walter Lippmann ci dedicò nel 1922 un libro intitolato proprio Public Opinion, in cui sosteneva che le persone si orientano nel mondo attraverso “immagini nella testa” più che attraverso la conoscenza diretta dei fatti. Quarant’anni dopo Jürgen Habermas ne ricostruì la nascita storica in Storia e critica dell’opinione pubblica (1962), legandola ai caffè, ai salotti e alla stampa del Settecento. Nel 1974 la studiosa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann propose la teoria della “spirale del silenzio”, secondo cui chi pensa di avere un’opinione minoritaria tende a tacere, rendendola ancora più minoritaria di quanto sia.
Reati d’opinione e libertà di pensiero
In ambito giuridico si parla di “reati d’opinione” per indicare quei reati che puniscono la manifestazione di un pensiero, come il vilipendio o l’istigazione. Il tema è delicato perché tocca un principio fondamentale: l’articolo 21 della Costituzione italiana stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Etimologia: da dove viene la parola
“Opinione” arriva dal latino opinio, opinionis, che significava congettura, credenza, ciò che si pensa, ma anche stima e reputazione. Alla base c’è il verbo opinari, “pensare, supporre, giudicare”. Lo stesso percorso ha seguito l’inglese opinion, passato dal francese antico, dove indicava un giudizio fondato sulla probabilità più che sulla prova (fonte: Online Etymology Dictionary, voce “opinion”).
Sull’origine più remota del verbo latino gli studiosi non sono d’accordo. Una tradizione lo collega a optare, “scegliere, desiderare”, da cui viene anche “opzione”; il linguista Michiel de Vaan, nel suo dizionario etimologico del latino, considera però debole questo legame (fonte: Online Etymology Dictionary, voce “opine”). L’idea che un’opinione sia, alla radice, una scelta tra possibilità è suggestiva, ma conviene presentarla per quello che è: un’ipotesi.
Dal latino opinari deriva il verbo italiano “opinare”, oggi letterario o scherzoso (“opina che sia meglio così?”), e da lì l’aggettivo “opinabile”, cioè discutibile, su cui si possono avere idee diverse. L’Accademia della Crusca ha dedicato una scheda a questa famiglia di parole, spiegando che da “opinione” sono nati derivati più recenti e meno stabili, mentre “opinabile” resta la forma consolidata (fonte: Accademia della Crusca, Italiano digitale, 2017).
Gli altri derivati che si incontrano spesso sono “opinionista”, chi scrive o parla di attualità esprimendo il proprio punto di vista sui giornali o in televisione, e “sondaggio d’opinione”, la rilevazione statistica di ciò che pensa un campione di persone.
L’opinione per i filosofi: una lunga discussione
Per capire perché la parola porti con sé quell’aria di provvisorietà, bisogna tornare all’antica Grecia. Il termine greco era doxa, ed è da lì che vengono parole come “ortodossia” (l’opinione retta) e “paradosso” (ciò che va contro l’opinione comune).
Platone, nel quinto libro della Repubblica (477a-478d), colloca la doxa in una posizione intermedia: sta tra la conoscenza vera, l’episteme, e l’ignoranza. Chi ha un’opinione non è del tutto al buio, ma nemmeno vede le cose come sono. Per Platone era un gradino da superare, e gran parte della filosofia occidentale ha ereditato questo sospetto verso l’opinione come conoscenza di serie B.
Gli stoici portarono il discorso su un piano più intimo. Epitteto, nel quinto capitolo del suo Manuale, scrive che a turbare gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che hanno sulle cose. Il termine greco che usa, dogmata, si può tradurre anche con “giudizi”, ma il senso resta: il dolore nasce spesso dall’interpretazione che diamo agli eventi, più che dagli eventi stessi.
Molti secoli dopo Immanuel Kant, nella Critica della ragion pura (1781), distingue tre modi di ritenere vera una cosa: opinare, credere e sapere. L’opinione è il grado più debole, perché è insufficiente sia dal punto di vista soggettivo sia da quello oggettivo; la fede è soggettivamente sufficiente ma non oggettivamente; il sapere lo è in entrambi i sensi. È una classificazione ancora utile, anche fuori dalla filosofia, quando ci chiediamo quanto siamo sicuri di quello che stiamo per scrivere.
Sinonimi di opinione (e quando usarli)
“Opinione” ha molti sinonimi, ma nessuno è perfettamente equivalente. Scegliere quello giusto è un lavoro di precisione, e per chi scrive di mestiere vale la pena conoscere le sfumature.
Parere è il sinonimo più vicino e più neutro. Ha però una sfumatura tecnica: si chiede un parere a un esperto, a un avvocato, a un medico. “Il parere del consulente” suona più autorevole di “l’opinione del consulente”.
Punto di vista sposta l’accento sulla posizione da cui si guarda. È utile quando si vuole sottolineare che la valutazione dipende dalla prospettiva, che un altro, da un’altra posizione, vedrebbe altro.
Giudizio è più impegnativo. Implica una valutazione, spesso con un esito positivo o negativo, e a volte ha un tono definitivo che “opinione” non ha.
Avviso è elegante e un po’ formale: “a mio avviso” funziona bene nei testi che vogliono suonare misurati.
Idea è il più colloquiale e il più vago. Va bene nel parlato, meno quando serve precisione.
Convinzione e convincimento indicano un’opinione radicata, su cui si è disposti a investire. Chi ha una convinzione la cambia più difficilmente di chi ha un’opinione.
Posizione ha un sapore pubblico, quasi politico: si “prende posizione” su una questione, ci si espone.
Valutazione è il termine più freddo, adatto ai contesti professionali e analitici.
Credenza e sentenza vanno maneggiati con attenzione: la prima tende verso la fede o la superstizione, la seconda, quando non è usata in senso giuridico, ha spesso un tono ironico (“sputare sentenze”).
Modi di dire con la parola opinione
La lingua di tutti i giorni è piena di espressioni costruite intorno a questa parola. Alcune sono utili da conoscere perché cambiano il senso della frase.
“Essere dell’opinione che” equivale a pensare, ritenere. È una formula un po’ sostenuta, adatta allo scritto.
“Cambiare opinione” vuol dire rivedere il proprio pensiero, e non c’è niente di male: chi non lo fa mai, di solito, non ascolta.
“È solo un’opinione” o “è un’opinione” serve spesso a chiudere una discussione, a volte per umiltà, a volte per non dover argomentare. Chi scrive farebbe bene a non usarla come scorciatoia.
“Avere un’alta opinione di sé” significa sopravvalutarsi, o almeno valutarsi molto bene.
“Libertà d’opinione” indica il diritto di pensare e di esprimere ciò che si pensa.
“Opinione corrente” o “opinione comune” designa ciò che pensa la maggioranza, spesso senza averci riflettuto troppo. È qui che si inserisce una delle pagine più acute della letteratura italiana sul tema: nel capitolo XXXII dei Promessi sposi, raccontando come a Milano si negasse l’esistenza della peste, Alessandro Manzoni osserva che il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune.
Frasi famose sull’opinione (verificate)
Le raccolte di citazioni online sono piene di frasi sull’opinione, e molte sono belle. Il problema è che una parte consistente è attribuita in modo sbagliato, o completamente inventata. Per chi scrive un articolo, un post o una presentazione, citare la persona sbagliata è un piccolo disastro di credibilità. Qui sotto trovate frasi di cui è possibile risalire alla fonte, con il riferimento preciso. Le traduzioni dall’inglese, dal francese e dal greco sono nostre, dove non indicato altrimenti.
Epitteto
“Turbano gli uomini non le cose, ma le opinioni sulle cose.”
Fonte: Epitteto, Manuale (Enchiridion), cap. 5, I-II secolo d.C. È forse la frase più antica e più citata sull’argomento, e la base di molte riflessioni moderne, compresa la psicologia cognitiva.
Blaise Pascal
“Così l’opinione è come la regina del mondo, ma la forza ne è il tiranno.”
Fonte: Blaise Pascal, Pensieri (pubblicati postumi nel 1670). Nello stesso gruppo di frammenti Pascal scrive che l’impero fondato sull’opinione e sull’immaginazione regna per un certo tempo ed è dolce e volontario, mentre quello della forza regna sempre. Attenzione: in un altro frammento afferma il contrario, cioè che la regina del mondo è la forza e non l’opinione. Le due frasi convivono nei Pensieri, che sono appunti non ordinati dall’autore, e vanno citate sapendo che rappresentano due momenti di uno stesso ragionamento.
John Milton
“Dove c’è molto desiderio di imparare, lì per forza ci saranno molte discussioni, molti scritti, molte opinioni; perché l’opinione, negli uomini di valore, non è che conoscenza in formazione.”
Fonte: John Milton, Areopagitica, 1644. È un discorso al Parlamento inglese contro la censura preventiva sui libri, uno dei testi fondativi della libertà di stampa.
Michel de Montaigne
“Il gusto dei beni e dei mali dipende in buona parte dall’opinione che ne abbiamo.”
Fonte: Michel de Montaigne, Saggi, libro I, titolo del capitolo 14 (nella numerazione oggi più diffusa), 1580. Montaigne riprende qui, in modo esplicito, la lezione di Epitteto.
John Stuart Mill
“Se tutta l’umanità meno uno fosse di una stessa opinione, e una sola persona fosse di opinione contraria, l’umanità non avrebbe più diritto di zittire quella persona di quanto quella persona, se ne avesse il potere, ne avrebbe di zittire l’umanità.”
Fonte: John Stuart Mill, Sulla libertà (On Liberty), cap. II, 1859. Il capitolo è interamente dedicato alla libertà di pensiero e di discussione, ed è ancora uno dei testi più lucidi sul perché anche un’opinione sbagliata meriti di essere ascoltata.
Mark Twain
“Non sarebbe un bene se pensassimo tutti allo stesso modo; è la differenza di opinioni che fa le corse dei cavalli.”
Fonte: Mark Twain, Wilson lo Zuccone (Pudd’nhead Wilson), 1894, epigrafe al capitolo XIX, dal “Calendario” del protagonista. Il tono è leggero, ma l’idea è seria: senza disaccordo non c’è scommessa, e senza scommessa non c’è gara.
Isaac Asimov
“La mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza.”
Fonte: Isaac Asimov, “A Cult of Ignorance”, Newsweek, 21 gennaio 1980. Attenzione al contesto: Asimov non sostiene questa frase, la mette tra virgolette per descrivere un’idea falsa di democrazia, quella secondo cui ogni opinione ha lo stesso peso a prescindere da quanto sia informata. Chi la cita come se fosse un pensiero di Asimov la capovolge.
Umberto Eco
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli.”
Fonte: Umberto Eco, dichiarazione ai giornalisti dopo il conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media all’Università di Torino, 10 giugno 2015, riportata da La Stampa l’11 giugno 2015. Nel seguito della frase Eco spiegava che queste persone prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività, e che ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. La frase scatenò una polemica enorme, proprio sui social, ed è diventata un riferimento obbligato quando si parla di opinioni in rete.
Alessandro Manzoni
“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.”
Fonte: Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. XXXII (edizione definitiva 1840-1842). Non usa la parola “opinione”, ma descrive meglio di qualsiasi trattato il potere dell’opinione maggioritaria sulle teste delle persone.
Tre frasi famose sull’opinione che non sono di chi pensate
Questa è la sezione che, di solito, nelle raccolte di citazioni non c’è. Ed è quella che può salvarvi da una brutta figura.
“Tutto ciò che ascoltiamo è un’opinione, non un fatto. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non la verità.” Non è di Marco Aurelio.
È probabilmente la frase sull’opinione più condivisa sui social, quasi sempre con la firma dell’imperatore filosofo. Non si trova nei Pensieri (Meditazioni) né in altri suoi scritti, come hanno verificato tra gli altri PolitiFact e il fact checking del Daily Caller nel 2019. Donald Robertson, autore di un libro sulla filosofia di Marco Aurelio, l’ha definita senza mezzi termini una citazione falsa. Lo studioso Stephen Hanselman ha fatto notare che somiglia, molto alla lontana, a un passo del libro IV (4.3), dove Marco Aurelio scrive che i turbamenti nascono dalle nostre opinioni e chiude con una formula brevissima: l’universo è mutamento, la vita è opinione. Se volete citare Marco Aurelio sull’argomento, usate quella.
“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.” Non è di Voltaire.
La frase è stata scritta da Evelyn Beatrice Hall, una scrittrice inglese che pubblicava con lo pseudonimo di S. G. Tallentyre, nel libro The Friends of Voltaire del 1906. Hall la usò come sintesi dell’atteggiamento di Voltaire verso il filosofo Helvétius, un riassunto in prima persona di ciò che secondo lei Voltaire pensava. Da lì è stata letta come una citazione letterale e attribuita al filosofo francese, che non l’ha mai scritta (fonti: Quote Investigator, 2015; voce “Evelyn Beatrice Hall” su Wikipedia, che rimanda a un articolo del 1943 intitolato proprio “Voltaire Never Said It!”). Per correttezza si può scrivere: “come riassunse Evelyn Beatrice Hall il pensiero di Voltaire”.
“Ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma non ai propri fatti.” È di Moynihan, ma non solo.
Questa frase viene attribuita quasi sempre al senatore americano Daniel Patrick Moynihan, che effettivamente la usò più volte. La storia però è più complicata. Il ricercatore Fred Shapiro, curatore dello Yale Book of Quotations, ha trovato una versione molto simile in un giornale del New Mexico del 1950, attribuita al finanziere Bernard Baruch (fonte: Freakonomics, 2011). Quote Investigator riconosce all’ex segretario alla Difesa James Schlesinger, nel 1975, la formulazione con “non i propri fatti”, e segnala che lo stesso Moynihan, in un’occasione del 1984, la attribuì all’economista Alan Greenspan. Si può continuare ad associarla a Moynihan, che l’ha resa celebre, ma è più onesto scrivere “come amava ripetere Moynihan” piuttosto che presentarla come una sua invenzione.
Fatti e opinioni: la distinzione che ogni copywriter deve saper fare
Arriviamo al punto che riguarda più da vicino chi scrive per lavoro. Distinguere un fatto da un’opinione sembra facile, finché non si comincia a scrivere davvero.
Un fatto è un’affermazione verificabile: si può controllare, e se è sbagliata si può dimostrare che lo è. “Il nostro software è stato scaricato centomila volte” è un fatto, vero o falso che sia. “Il nostro software è il più intuitivo sul mercato” è un’opinione, anche quando è scritta con il tono di chi enuncia una legge della fisica.
Il problema, nel copywriting, nasce quando le opinioni si travestono da fatti. Succede di continuo: aggettivi assoluti, superlativi senza termine di confronto, formule come “è dimostrato che” senza nessuna dimostrazione in vista. Il lettore di oggi è abituato a questo trucco e tende a scontarlo. In certi settori, poi, il travestimento non è solo inefficace ma rischioso, perché le affermazioni oggettive non verificabili possono configurare pubblicità ingannevole.
La soluzione non è eliminare le opinioni dai testi, che senza un punto di vista diventano grigi e inutili. È dichiararle per quello che sono e sostenerle con argomenti. Un’opinione presentata come tale, con le sue ragioni, è più convincente di un’opinione spacciata per fatto, perché il lettore sente di essere trattato da adulto.
Alcuni segnali linguistici aiutano a mantenere la distinzione chiara: “secondo me”, “a mio avviso”, “dal nostro punto di vista”, “nella nostra esperienza”, “riteniamo che”. Non vanno ripetuti a ogni frase, altrimenti il testo diventa un elenco di scuse, ma ogni tanto servono a rimettere il lettore nella giusta posizione.
Come scrivere un testo d’opinione che funzioni
L’articolo d’opinione, che sia un editoriale, un post su LinkedIn, un articolo di blog o una newsletter, ha una struttura che si ritrova con poche varianti da secoli. Conoscerla aiuta a non perdersi.
Si parte da una tesi chiara. Il lettore deve capire presto che cosa pensate. Un’opinione nascosta in fondo al testo, dopo dieci paragrafi di “da un lato e dall’altro”, è un’opinione che nessuno leggerà. Non serve essere perentori: basta essere riconoscibili.
Poi vengono gli argomenti. Un’opinione vale quanto le ragioni che la sostengono. Gli argomenti migliori sono quelli che il lettore può controllare: dati con la loro fonte, esempi concreti, esperienze dirette raccontate con onestà. Qui il copywriter ha un vantaggio, perché il racconto di un caso reale spesso convince più di qualsiasi statistica.
Un buon testo d’opinione dà spazio anche alle obiezioni. È il passaggio che molti saltano, ed è quello che separa un pezzo argomentato da un comizio. Riconoscere le ragioni di chi la pensa diversamente, e spiegare perché non vi convincono fino in fondo, rende la vostra posizione più solida, non più debole. Mill, nel passo citato sopra, lo diceva chiaramente: chi conosce solo la propria versione di una questione ne conosce poco.
La chiusura riprende la tesi, magari arricchita da quello che è emerso lungo il percorso, e lascia al lettore qualcosa da fare o da pensare. Evitate le conclusioni che riassumono tutto quello che è già stato detto: il lettore l’ha appena letto.
Ci sono poi alcuni errori ricorrenti che vale la pena tenere d’occhio. Il primo è l’opinione su tutto, cioè la tentazione di avere un parere su ogni tema del giorno: chi lo fa perde autorevolezza sui temi in cui ne avrebbe. Il secondo è l’aggressività scambiata per coraggio. Un’opinione è tanto più criticabile quanto più è sentenziosa, travestita da certezza o da dogma, come osservava la già citata newsletter del Post. Il terzo è l’opinione senza esperienza: parlare di ciò che non si conosce si nota, prima o poi.
Perché le opinioni contano anche per Google e per le AI
C’è un ultimo aspetto, più recente, che riguarda chi scrive per il web. Negli ultimi anni i motori di ricerca hanno cominciato a premiare in modo più esplicito i contenuti che portano qualcosa di originale. Le linee guida di Google sui contenuti utili, pubblicate su Google Search Central nella pagina dedicata ai contenuti “utili, affidabili e pensati per le persone”, invitano chi scrive a chiedersi se il proprio testo offre informazioni, analisi o ricerche originali, e se va oltre il semplice riassunto di ciò che si trova altrove. Il criterio E-E-A-T, che Google usa per descrivere la qualità di un contenuto, ha aggiunto negli anni la “E” di Experience, l’esperienza diretta.
Tradotto: un articolo che riscrive con parole diverse quello che già dicono i primi dieci risultati ha sempre meno ragioni di esistere. Un articolo in cui una persona competente dice cosa pensa, e spiega perché, ne ha di più. Lo stesso vale, per quanto se ne sa oggi, per i sistemi di intelligenza artificiale generativa che sintetizzano le risposte: hanno bisogno di fonti che dicano qualcosa di distinto, attribuibile a qualcuno.
Questo non significa che bisogna riempire i testi di opinioni a ogni costo. Significa che un’opinione esperta, firmata, argomentata e separata con chiarezza dai fatti, è diventata un pezzo del valore di un contenuto. Per un copywriter è una buona notizia: il punto di vista, che per anni è stato considerato un lusso da editorialisti, torna a essere uno strumento di lavoro.
Domande frequenti
Si scrive un’opinione o un opinione?
Si scrive un’opinione, con l’apostrofo, perché “opinione” è femminile e l’apostrofo indica l’elisione di “una”. “Un opinione” senza apostrofo è un errore.
È corretto scrivere “una opinione”?
Sì, è corretto, perché l’elisione è facoltativa. È però una forma meno usata, che suona più marcata.
Qual è il plurale di opinione?
Il plurale è opinioni. Con l’articolo: le opinioni, delle opinioni.
Cosa significa opinione?
È un giudizio personale su un fatto, una persona o una questione, fondato su ragioni che chi lo esprime ritiene valide ma che non danno certezza assoluta. Può indicare anche la stima verso qualcuno (“avere una buona opinione di lui”).
Da dove deriva la parola opinione?
Dal latino opinio, opinionis, legato al verbo opinari, “pensare, supporre, giudicare”.
Che differenza c’è tra opinione e parere?
Sono quasi sinonimi. “Parere” ha però una sfumatura più tecnica e formale, e si usa spesso per le valutazioni di un esperto (“il parere del medico”, “il parere legale”).
“La matematica non è un’opinione” cosa vuole dire?
È un modo di dire popolare usato per indicare l’oggettività e l’inconfutabilità di un calcolo o di un ragionamento logico.
Dopo “sono dell’opinione che” ci vuole il congiuntivo?
Sì. Le espressioni che introducono un’opinione reggono il congiuntivo: “sono dell’opinione che sia la scelta giusta”.
La frase sul diritto di dire ciò che si pensa è davvero di Voltaire?
No. È di Evelyn Beatrice Hall, che la scrisse nel 1906 nel libro The Friends of Voltaire per riassumere l’atteggiamento del filosofo.
Marco Aurelio ha detto che tutto ciò che sentiamo è un’opinione e non un fatto?
No, quella frase non compare nei suoi scritti. Nelle Meditazioni (IV, 3) si trova invece un’espressione molto più breve: l’universo è mutamento, la vita è opinione.
Che cos’è un articolo d’opinione?
È un testo in cui l’autore espone e argomenta il proprio punto di vista su un tema. In genere contiene una tesi, gli argomenti a sostegno, la discussione delle obiezioni e una conclusione.
