Per quasi vent’anni WhatsApp ha avuto una regola implicita: per parlare con qualcuno serve il suo numero di telefono. È il motivo per cui l’app è diventata la nostra rubrica parallela, ma anche il motivo per cui certe conversazioni non sono mai partite. Dare il numero a uno sconosciuto, a un venditore, al genitore mai visto della chat della squadra di calcio è un piccolo atto di fiducia che non sempre vogliamo compiere.
Il 29 giugno 2026 Meta ha annunciato che questa regola sta per cadere. WhatsApp introdurrà i nomi utente: identificativi univoci, sullo stile di Instagram, che permetteranno di chattare senza mostrare il proprio numero di telefono. La funzione vera e propria arriverà gradualmente nei prossimi mesi, ma la fase di prenotazione degli username è già aperta in tutto il mondo. E questo, come vedremo, riguarda da vicino anche chi fa marketing.
Cosa cambia in concreto
Oggi, quando scriviamo per la prima volta a qualcuno su WhatsApp, il nostro numero è lì, visibile. Con i nomi utente attivi, chi sceglierà questa opzione mostrerà al posto del numero il proprio username, sia nelle chat private sia nei gruppi. L’esempio che fa Meta nel suo annuncio ufficiale è quello di una persona conosciuta a un evento: si può iniziare a chattare senza consegnare un dato personale che è collegato a banche, account, autenticazioni a due fattori e molto altro..
Il nome utente sarà univoco: una volta scelto, nessun altro potrà usarlo. Ed è qui che nasce l’urgenza della prenotazione anticipata. Con oltre tre miliardi di utenti sulla piattaforma, la sovrapposizione dei nomi è inevitabile, e Meta ha deciso di aprire le riserve prima del lancio proprio per dare a tutti la possibilità di assicurarsi l’identificativo che preferiscono.
Un sistema pensato per la privacy, non per la ricerca
C’è un aspetto che distingue nettamente gli username di WhatsApp da quelli di altre piattaforme: non esisterà un elenco pubblico da consultare, e l’app non suggerirà profili da aggiungere. Per contattare una persona tramite username bisognerà conoscerlo con esattezza, lettera per lettera. Niente ricerca per nome, niente “persone che potresti conoscere”.
A questo si aggiunge un secondo livello di protezione opzionale: la chiave del nome utente (username key), un codice aggiuntivo che si può richiedere a chi vuole scriverci per la prima volta. In pratica, anche se qualcuno scopre il nostro username, senza la chiave non può raggiungerci. È una scelta di design coerente con la direzione che WhatsApp ha preso negli ultimi anni: la piattaforma non vuole diventare un social network in cui si viene trovati, ma restare uno spazio di messaggistica in cui si decide chi far entrare.
Come prenotare il proprio nome utente
La procedura richiede pochi secondi, a patto di avere l’ultima versione dell’app. Il percorso è Impostazioni (o scheda “Tu” su iPhone), poi Account, poi Nome utente. Il rilascio della schermata di prenotazione è progressivo: se l’opzione non compare ancora, conviene aggiornare l’app e ricontrollare nei giorni successivi, oppure attendere la notifica in-app che WhatsApp sta inviando agli utenti.
Per chi è a corto di idee, l’app include un generatore di suggerimenti basato sull’input inserito. In Italia, ripetiamo, al momento è possibile solo prenotare il nome: la funzione che nasconde il numero verrà attivata più avanti, e WhatsApp avviserà quando sarà disponibile nel proprio paese.
Le regole per gli username
Non tutti i nomi sono ammessi. Le regole comunicate finora prevedono una lunghezza tra 3 e 35 caratteri, l’obbligo di iniziare con una lettera e di contenerne almeno una (niente username fatti solo di numeri o simboli), e l’uso esclusivo di lettere minuscole, numeri, punti e trattini bassi. Non si possono usare due punti consecutivi, né iniziare con “www” o terminare con estensioni che richiamano domini web come “.com” o “.net”, una precauzione evidente contro i tentativi di phishing. Meta ha inoltre riservato una serie di nomi per prevenire l’impersonificazione di persone note, organizzazioni e marchi.
La corsia preferenziale per creator e aziende
Il passaggio più interessante dell’annuncio, per chi lavora nel digitale, è quasi una nota a margine: chi ha già un nome utente su Instagram o Facebook potrà rivendicarlo anche su WhatsApp, se non è stato nel frattempo occupato. Meta lo dice esplicitamente pensando a creator, piccole imprese e organizzazioni che vogliono mantenere una presenza coerente tra le piattaforme.
Tradotto: il vostro handle Instagram può diventare il vostro handle WhatsApp. Per un brand significa poter comunicare un unico identificativo su tutti i canali Meta, e per l’utente significa poter verificare più facilmente di stare parlando con l’azienda giusta.
Cosa significa per chi fa marketing
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché la notizia ha implicazioni che vanno oltre la comodità personale.
La prima è la protezione del brand. Come accadde ai tempi della corsa agli handle su Twitter e Instagram, chi arriva tardi rischia di trovare il proprio nome occupato, magari da un omonimo in buona fede, magari da qualcuno con intenzioni meno limpide. Prenotare oggi lo username aziendale, anche senza un piano preciso su come usarlo, è la classica mossa a costo zero che evita problemi futuri. Il fatto che Meta abbia previsto nomi riservati contro l’impersonificazione aiuta, ma la tutela migliore resta arrivare per primi.
La seconda riguarda il conversational marketing. WhatsApp è già oggi un canale centrale per il customer care e le vendite conversazionali, soprattutto in Italia, dove la penetrazione dell’app è tra le più alte al mondo. Con gli username, il primo contatto tra utente e azienda diventa più leggero: chi scrive a un business per la prima volta non dovrà più esporre il proprio numero. È ragionevole aspettarsi che questo abbassi la soglia psicologica per iniziare una conversazione, con effetti positivi su chi usa WhatsApp per lead generation e assistenza. Un utente più tutelato è un utente più disposto a scrivere.
La terza è una lettura di scenario. La mossa conferma una tendenza che chi fa marketing farebbe bene a non ignorare: la privacy sta diventando un argomento di prodotto, qualcosa che le piattaforme usano per trattenere gli utenti e che gli utenti hanno imparato a pretendere. Progettare comunicazioni e funnel che chiedono meno dati, o che li chiedono più tardi nel percorso, non è più solo una questione di compliance.
Domande frequenti
Il nome utente sostituirà il numero di telefono? No. Il numero resta necessario per registrarsi e continuerà a funzionare come sempre con i contatti esistenti. Lo username è un livello in più, che nasconde il numero alle persone e alle aziende con cui si chatta per la prima volta, se si sceglie di attivarlo.
La prenotazione è obbligatoria? No, è facoltativa. Serve solo ad assicurarsi il nome desiderato prima che lo prenda qualcun altro.
Quando arriva la funzione completa in Italia? WhatsApp parla di un rollout graduale nei prossimi mesi; secondo ANSA l’attivazione in Italia è prevista entro la fine del 2026. La prenotazione, invece, è già possibile.
Si potrà cercare qualcuno tramite username? No. Non ci sarà alcuna directory né una funzione di ricerca: bisognerà conoscere lo username esatto, ed eventualmente anche la chiave se l’altra persona l’ha attivata.
Un’azienda può usare lo stesso username di Instagram? Sì, se non è già stato prenotato da altri su WhatsApp. Meta ha previsto una procedura dedicata per rivendicare il proprio handle di Instagram o Facebook.
