L’Intelligenza Artificiale ha fatto negli ultimi anni passi da gigante, diventando una tecnologia in grado di supportare l’uomo in diverse attività con risultati sempre più efficaci. Emblematico è ciò che sta accadendo con i modelli di linguaggio basati su AI, come ChatGPT e Google Bard, capaci di elaborare testi dettagliati talvolta difficilmente distinguibili da quelli scritti da un operatore umano. Proprio questo aspetto ha aperto un acceso dibattito riguardo alla possibilità di usare l’Intelligenza Artificiale in ambiti come quelli della SEO e del copywriting e ai risultati reali che questo sistema può offrire: ma esistono tecniche e strumenti che possono aiutarci a scoprire se un testo è opera dell’uomo o dell’algoritmo?

L’ascesa dell’IA nel mondo digitale
Tra le tecnologie di cui si sta parlando maggiormente in questi mesi, un posto di rilievo spetta sicuramente all’Intelligenza Artificiale, divenuta protagonista in molti settori come strumento di supporto alle attività umane. Grazie ad algoritmi sempre più complessi e al perfezionamento dei sistemi di machine learning, l’IA sta infatti rapidamente prendendo piede in quasi tutti i comparti, dall’industria, dove riesce a svolgere con precisione le azioni più routinarie, fino all’intrattenimento, come accaduto per esempio nel mondo dei casino e delle poker room online, che sfruttano gli algoritmi più avanzati per personalizzare l’esperienza di gioco degli utenti, offrendo giochi su misura basati sulle preferenze e i comportamenti passati dei giocatori, e per migliorare la sicurezza delle piattaforme, identificando comportamenti sospetti o frodi in tempo reale.
I progressi sono stati tali da portare l’Intelligenza Artificiale a riprodurre addirittura le abilità creative dell’uomo, operando per esempio in ambito artistico con la creazione di disegni e immagini o con l’elaborazione di testi di varia complessità, con risultati talvolta sorprendenti. Proprio intorno all’opportunità di utilizzare le macchine per questo tipo di lavori si sta discutendo sempre più spesso, non solo osservando come la creatività sia una competenza non replicabile meccanicamente, ma anche evidenziando il rischio di subire, nel mondo digitale, penalizzazioni legate al riconoscimento dei contenuti creati tramite IA. Ci si chiede però se è davvero possibile distinguere, in questo caso, il lavoro umano da quello del computer e come farlo.
Come riconoscere a prima vista un testo scritto da un’IA
I modelli di IA sono addestrati su enormi quantità di dati testuali umani e hanno dunque appreso le correlazioni statistiche del linguaggio per generare testi che imitino appieno le abilità umane. In realtà, nonostante il continuo miglioramento di questi sistemi, se si guarda attentamente, oggi è possibile ancora alcune caratteristiche tipiche nei testi generati dalle IA che possono tradirne già a prima vista l’origine non umana.
Per esempio, il lessico di un’IA è decisamente più ristretto e ripetitivo rispetto a quello che potrebbe avere un professionista della scrittura, ed è molto facile che il testo elaborato da ChatGPT o altri tool simili sia povero in termini di sfumature ed espressioni colloquiali. Allo stesso modo, anche la struttura delle frasi risulta solitamente più rigida e semplice e manca di quegli elementi di imprevedibilità che solo la mente umana riesce a introdurre all’interno del contenuto.
Un altro elemento che potrebbe tradire la natura non umana dello scritto è poi la mancanza di creatività, che emergerà in particolare in quei contenuti che richiedono idee più originali e “colpi di scena”, come potrebbe essere per un romanzo o un testo con finalità di marketing. Tutti questi aspetti possono quanto meno instillare il dubbio sulla natura del testo che si ha davanti, ma non possono certo garantire la certezza della risposta, che invece gli sviluppatori stanno cercando di ricavare attraverso appositi strumenti.

Gli strumenti tecnologici per riconoscere i testi generati da IA
Utilizzare l’Intelligenza Artificiale per riconoscere un testo scritto da un’Intelligenza Artificiale: può sembrare un gioco di parole ma è ciò che nella sostanza si sta cercando sempre più spesso di fare, sfruttando appositi tool in grado – almeno nell’intenzione – di riconoscere un contenuto elaborato tramite IA.
I servizi di questo genere sono ormai numerosi e facilmente rintracciabili online: tra i più famosi, per esempio, l’AI Text Classifier di OpenAI, ossia la stessa società che ha elaborato ChatGPT, il quale cerca di assegnare una probabilità che un testo sia stato generato artificialmente, analizzando caratteristiche statistiche e linguistiche.
Un funzionamento simile è alla base di altri strumenti come ZeroGPT, utilizzabile gratuitamente incollando il testo da verificare sulla pagina web del servizio, ma in realtà i risultati ottenibili attraverso questi tool risultano essere ancora molto volatili. Non sono rari, infatti, i casi in cui un testo completamente scritto da una mano umana ottiene un punteggio elevato venendo riconosciuto come frutto di IA o, viceversa, in cui un elaborato interamente copiato da ChatGPT totalizzi una percentuale vicina allo zero.
Morale della favola, ad oggi risulta quasi impossibile avere la certezza che un testo sia stato elaborato dall’uomo o dalla macchina e l’unico fattore che si può prendere in considerazione è quello della qualità complessiva dello stesso, da valutare in base alla natura e agli obiettivi dello scritto. D’altronde, se è vero che doti come creatività, empatia e coscienza rimangono distintive della mente umana, non si può sottovalutare il valore delle IA come strumenti di supporto e facilitazione del lavoro, a dimostrazione che spesso il miglior risultato è proprio quello ottenibile dalla giusta combinazione di tutte le risorse a disposizione.
