About the author

Emma Dal Cortivo

Unendo i puntini dei suoi 27 anni di vita è finita a fare la web content writer/editor tuttofare in una digital media agency di Verona. Le piace ancora scrivere su carta, scarabocchiare caricature, fa battute letterarie che in ufficio capisce solo lei, parla con il pc e passa dalla suola raso-terra al tacco 12.

Related Articles

Lascia un tuo Commento!

One Comment

  1. 1

    Fabio Piccigallo

    Ciao Emma! Il tuo articolo di oggi tocca un tema per me molto caro, per cui vorrei dare il mio piccolo contributo (e mi scuso in anticipo se sarà un po’ lungo).

    Tieni conto che secondo me ci sono almeno tre ostacoli oggettivi che spesso si frappongono all’uso di logiche di personalizzazione e di contenuto variabile all’interno di una newsletter. Il primo è semplicemente una questione di scarsa conoscenza delle tecniche di marketing 1to1 – e per fortuna ci sono articoli come il tuo che cercano di smuovere un po’ le acque.
    Il secondo, purtroppo, è nelle difficoltà dovute alla legge sulla privacy, che di fatto impediscono l’uso di queste tecniche al di fuori del proprio orticello. Insomma: se hai un tuo database aziendale di email consensate, raccolto nel tempo e dotato di tutte le specifiche che consentono una profilazione in più cluster, ben venga. Altrimenti, la cosa è quasi impossibile (anche perché quando ho chiesto agli email list provider più importanti in Italia se potessero fare una clusterizzazione delle loro liste in vista di una personalizzazione degli invii, mi hanno tutti risposto che non si poteva fare).
    Questo è il motivo per cui spesso si opera con le tecniche di marketing multicanale: si parte da un invio cartaceo altamente personalizzato (chiedere liste clusterizzate di indirizzi fisici è molto facile), e si procede solo successivamente all’acquisizione degli indirizzi email consensati. Però è ovvio che alcuni soggetti (banche, TLC…) potrebbero partire anche dalle newsletter personalizzate, e non lo fanno, anche perché come dici tu i principali operatori in Italia non dispongono di piattaforme capaci di personalizzare automaticamente le email, e le banche ad esempio non amano mandare in giro i dati dei propri clienti, fosse anche solo quelli anagrafici.

    E qui veniamo al terzo punto: la gestione manuale della clusterizzazione è quasi impossibile, a meno che non si voglia fare una montagna che partorisce un topolino. Immagina di avere come cluster sesso, età (anche su tre o quattro range) e numero di figli: quante diverse email dovresti gestire a livello grafico e testuale, per ottenere tutte le combinazioni possibili? Quante diverse landing page?
    Tools di automation che fanno questo (e che contemporaneamente coordinano le email con le landing page, addirittura su profilazioni 1to1) esistono, ma in genere sono applicativi web-based molto complessi, e non mail service (tipo mailchimp). Io personalmente conosco solo XmPie, e lo conosco solo perché lo abbiamo in azienda e operiamo (per noi e per conto terzi) proprio nel senso che tu descrivi nell’articolo, con le mille difficoltà che però vengono proprio dalla scarsa conoscenza di queste tecniche di marketing e dagli ostacoli dovuti alla legge sulla privacy. Però, quando riusciamo a fare campagne in questo modo ti assicuro che… i risultati si vedono, eccome! 🙂

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

captcha

Please enter the CAPTCHA text

TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Privacy. Web Master/Graphic Fusion Lab09

Shares