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Francesca Policheni

Dopo aver conseguito la laurea in Economia ed Amministrazione delle Imprese, ho scoperto un’altra mia grande passione: la scrittura unita al fantastico mondo virtuale, che è internet. Sono diversi anni, ormai, che mi occupo di Webwriting. Il mio motto è ‘Scrivere per Comunicare’! Comunicare non significa solo inviare informazioni all’indirizzo di un’altra persona. Significa creare negli altri un’esperienza, coinvolgerli fin nelle viscere e questa è un’abilità emotiva (Daniel Goleman)

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9 Comments

  1. 1

    Elena

    Ciao Francesca,
    come ti capisco!
    Quando si parla di lavoro creativo, ma anche solo di comunicazione in generale, si arriva sempre a quel punto: il nostro lavoro è facile da fare perché sono 4 cXXXXX!

    Il cliente alle volte va evangelizzato, sopratutto se non parliamo di grandi budget e apertura a 360° verso la materia. Ci sono aziende ma anche privati che sono riusciti a farsi una posizione grazie ai lavori creativi, alla comunicazione quindi snobbarla appare eccessivo. Pensiamo solo a Beppe Grillo e al suo blog.
    Che siano persone invidiose? mi spiego meglio, forse vorrebbero essere creativi anche loro (a parole) ma a fatti no perché capiscono quanto dovrebbero faticare per arrivare in quel piccolissimo punto in cui siamo arrivate noi.. e la strada è ancora tanta!

    E se l’evangelizzazione non va a buon fine? Solo il tempo ci darà la risposta giusta!

    #creativo si, #coglioneNO

    Reply
    1. 1.1

      Francesca Policheni

      Ciao Elena,
      hai parlato di invidia.
      Un altro punto da aggiungere alla lista.
      L’invidia, purtroppo, è un sentimento che appartiene a molti. E ciò mi dispiace. Per me non dovrebbe esistere; infatti, personalmente non la capisco e né tantomeno la concepisco.
      Ognuno di noi ha delle qualità, doti, pregi… chiamiamoli come vogliamo. Poniamo io sia brava a comunicare attraverso la scrittura, mentre un’altra persona attraverso il canto. Ora, perché mai, io dovrei sforzarmi di cantare se sono stonata come una campana?
      Il lavoro viene sottovalutato perché la gente pensa che sia tutto facile… quindi, perché dovrebbero pagarti se una cosa che fai è facile?
      Beata ignoranza… si fa per dire!

      Reply
  2. 2

    Silvia Cariello

    Che dire: concordo su ogni punto!
    La mia tattica per far capire che il lavoro che viene svolto è un LAVORO a tutti gli effetti è quello di fare il paragone con quello svolto da Mister X.
    Io dedico tot tempo a fare questa cosa e il mio tempo costa Y, quindi caro Mister X questo è il mio compenso.
    Sarei curiosa di vedere il lavoro svolto dal creativo che svende o, peggio, regala le sue prestazioni d’intelletto.
    Purtroppo viviamo in un paese in cui se lavori al pc disegnando, scrivendo o programmando sei solo un “cazzaro perdigiorno” e non un lavoratore.
    Quindi anche Mozart, Picasso, Flaubert, Seneca, Kandinsky, Freud e tanti altri creativi, pensatori, scrittori ecc sono stati dei cazzari perdigiorno?

    Reply
    1. 2.1

      Francesca Policheni

      Ben detto Silvia!
      Come ho già detto, e ridetto, secondo me è questione di mentalità. Speriamo che le nuove generazioni comprendano i sacrifici che si celano dietro un lavoro intellettuale, e creativo, e soprattutto ben fatto!

      Reply
  3. 3

    Sabrina

    Ciao Francesca, posto che condivido il tuo commento e che condivido i contenuti e le modalità della campagna #CoglioneNO faccio uan riflessione sulla frase: “Se i creativi non vengono pagati è perché, evidentemente, c’è chi è disposto a farlo gratis”. Ecco: questa, purtroppo, è una verità. Mi spiego meglio: nessuno chiede ad un idraulico di fare gratis un lavoro perché tutti, ma proprio tutti, anche quelli che non sono professionali, anche quelli che fanno un lavoro fatto male (e ce ne sono, come in tutte le categorie professionali), anche quelli alle prime armi, pretendono di essere pagati per fare il lavoro. Non si troverà mai (almeno io non sono mai riuscita a trovarlo) un idraulico che svolga il suo lavoro a titolo gratuito. Per questo nessuno gli chiede di lavorare gratis.
    E qui sta la differenza con le professioni creative. Di pesone che questo lavoro lo svolgono gratis, purtroppo, se ne trovano molte. Ecco perché è passato il messaggio che per questa tipologia di lavoro non è strettamente necessario pagare.
    Insomma, parliamoci chiaro: il cliente di un social media manager e il cliente di un idraulico in molti casi coincidono (anche chi ha un’azienda e vuole gestire i social aziendali ha bisogno di idraulici) ma il risultato in termini di comportamento e di richiesta è diverso. E di chi è la colpa? Del cliente?
    Secondo me, no. La colpa è della categoria che al suo interno ha moltissime persone (professionali o meno) disposte a lavorare gratis.

    Reply
    1. 3.1

      Francesca Policheni

      Ciao Sabrina,

      evidentemente, le persone che appartengo a “quella” determinata categoria, non credono nel proprio lavoro poiché non sprecano energie per realizzarlo.
      Pertanto, questi signori dovrebbero assumersi la responsabilità di affrontare l’argomento dichiarando che ciò che loro chiamano “lavoro” è semplicemente un hobby.
      Non penso che questi soggetti riescano a portare alla fine del mese la pagnotta solo perché hanno deciso di svalorizzare il loro lavoro creativo. Faranno qualcos’altro per campare; o no?
      Ripeto: ognuno è libero di fare ciò che meglio crede; ma se a me viene chiesto di “sprecare” le mie risorse per creare vantaggi a terzi, a questo punto il mio “sforzo” dovrà essere ripagato!

      Reply
      1. 3.1.1

        Sabrina

        Assolutamente, sottoscrivo in pieno. Il mio commento era soltanto volto a sottolineare che il vero problema ce lo abbiamo “in casa”. I clienti sono gli stessi per tutte le categorie professionali, né più intelligenti né meno. Forse dovremmo pensare a una campagna di sensibilizzazione non diretta verso l’esterno (con campagne come “Lo diresti al tuo idraulico?”) ma diretta verso l’interno (con campagne come “e lo chiamo lavoro?”), cioè fare “formazione” proprio all’interno delle professioni creative e sensibilizzare in merito al fatto che NON si lavora gratis. Mai.

        Reply
        1. 3.1.1.1

          Francesca Policheni

          Ciao Sabrina,
          scusami non era un “attacco” nei tuoi confronti, assolutamente.
          Il tuo consiglio di fare formazione all’interno delle professioni creative non sarebbe una cattiva idea.
          Si potrebbe avviare una sorta di “campagna d sensibilizzazione” nei confronti del creativo e del suo lavoro che, come sottolinei tu, non va fatto gratuitamente!!!

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  4. 4

    vanessa cavenaghi

    Non direi IGNORANTE, non nel senso che ignora- perché si può smettere di ignorare con l’ informazione; chi sottovaluta e minimizza il ruolo del creativo è un DEFICIENTE, nel senso che manca di spirito, creatività, ottimismo e sfumature dell’ intelletto e dell’ interiorità.
    Amen!

    Reply

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